

Quartiere Viktoria, dove abitano the real greeks. Dove abita il pittore, il cane randagio, e ci sono io randagia. Sporco, puzzolente, VROMIKO VROMIKO. La macchinetta delle fototessere è in bianco e nero, c'è la scuola di danza, ci sono le case coi bordelli con il lampione acceso se sono occupati. Ci sono anche i polacchi, le fontane spente, il traffico della sera, rosse e bianche le luci le scie.I taxi suonano, tariffe li chiamano, poi c'è un posticino dove mi hanno portato di cui mi sono innamorata; GH, terra, letto GHI, con la stufa a legna, le pareti da cui si stacca l'intonaco come un velo di carta velina, arancione rosa biancastra, di tanti tempi ed atmosfere.Non certo il localino alla moda che mi propinano gli imolesi, fighetti con i loro bar lounge e il minimal style..Qui si ritorna alla terra, all'odore delle cose, come lo stufato di Ghuruni dall'odore identico a quello di mia nonna, ma con la cannella e l'aneto in più. In quel momento mi ha scritto un messaggio Obles, nella pausa del sipario di primo tempo, e mi ha scritto che aveva ricevuto l'ouzo e i pistacchi che gli ho mandato tramite Gabri, quel giorno al mercato di odos Athinas, quel giorno felice.L'ultimo giorno prima di Pentecoste, e non c'era più la carne sui banchi, ma solo pesce, dall'odore di pesce.Così pensavo alla seconda campanella che forse stava per suonare e anche io dovevo tornare prima o poi, dietro le quinte dove non si vede il sole, tra un aperitivo, una tenda rossa, un camerino stantio e tutto quel mondo di attori e palcoscenico che vedevo ogni sera per sette sere a Imola. Non avevo maschere questa sera, era una grande magia alla De Filippo, anche se restavano con me, Obles, Fernando, Paolo e il sipario di Imola, il mio lavoro lì che era come un'attrice a prendere gli applausi, dietro le quinte della mia vita, diventare un'altra persona ogni sera, raccogliere i fiori recisi dal palco in discesa, tirare le corde della pausa, correre al guardaroba col il caos e il profumo delle signore bene ingioiellate, degli amanti e delle tresche nei camerini, nei corridoi bui, nel loggione, mio posto prediletto, dove si sente meglio tutto. Piccionaia della mia anima, li o qui dove mangio terra di un caffè, animali e carne con un anima.Ma come mi sento lontana dalla mia terra, come un fiore rinato sul cemento, estirpato da un giardino pubblico, seme che deve ancora nascere.E chi mi ha fatto nascere verrà a trovarmi per Pasqua, i miei parents dal loro viaggio di nozze qui e dove forse han concepito mio fratello, ritornano qui in Grecia dove la loro bimba è rinata come un'altra donna.Sono per questo nervosa come alla prima di uno spettacolo, perchè dovrò dimostrargli come sono cresciuta, che non sto solo girando a vuoto ma che sto studiando per diventare grande! Suona la terza campanella,bisogna affrettarsi, lo spettacolo ricomincia, spegnere la sigaretta, aprire le porte.Con questo sapore di spezie e di porte d'oriente me ne torno a casa, dalla macchina, con Miltos,le immagini sono sfocate, sfumate, e passano troppo in fretta per ricordarne i particolari, ricominciano solo le scie rosse e bianche.Le lettere grandi immense di cartelli pubblicitari, la forza dell'amore dall' Alfa all' Omega. Atene, ti consacro mia terra, mio amore.


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